TITOLO ORIGINALE: ET MAINTENANT ON VA OU'?
REGISTA:
NADINE LABAKI
GENERE:
COMMEDIA, DRAMMATICO, MUSICAL
DURATA:
99’
ANNO DI
PRODUZIONE: 2011
LUOGO
DI PRODUZIONE: LIBANO-FRANCIA-EGITTO-ITALIA
ATTORI PRINCIPALI:
NADINE LABAKI (AMALE), JULIEN FARHAT (RABIH), CLAUDE MSAWBAA (TAKLA),
KEVIN ABBOUD (NASSIM), ALI’ HAIDAR (ROUKOZ), YVONNE MAALOUF (YVONNE)
Il film “E ora dove andiamo?” è ambientato in
Libano, in un paesino di montagna dove convivono pacificamente cristiani e
musulmani; ad un certo punto la quiete del luogo viene messa a repentaglio
dalla modernità: la televisione, che per la prima volta entra a far parte della
vita del villaggio, racconta di guerre tra cristiani e musulmani in alcune
regioni del paese, così gli uomini cercano in tutti i modi un pretesto per
cominciare a scontrarsi; un ruolo
importante hanno le donne, ossia mediare tra le fazioni e cercare di mantenere
la pace. Interessante il fatto che la regista, Nadine Labaki, sia anche un’attrice
del film, nel ruolo di Amale. Il film non ha un vero e proprio protagonista,
infatti tutto il villaggio è il protagonista, si tratta dunque di un film
corale. Da osservare: alcune scene del
film sono cantate e ballate come se fosse un musical, ad esempio il corteo
funebre della scena iniziale oppure la danza dei due innamorati Amale e Rabih
che sognano di stare insieme, o ancora la preparazione dei dolci all’hashish da
parte di tutte le donne del paese: questa scena sembra quasi una festa dove tutte
lavorano insieme e contemporaneamente si divertono. Il finale è significativo e
rappresenta la chiave di lettura di tutto il film: importante è soprattutto la
frase finale che racchiude in quattro parole il messaggio del film. Piccolo
appunto: la scena in cui le donne si convertono, da cristiane a musulmane e
viceversa, è di difficile comprensione, o meglio se ne coglie il significato
solo nell’ultima scena. Nel complesso il film è al punto giusto simpatico ma
mai banale, pur trattando di situazioni tutt’altro che serene ed allegre;
curioso che Takla, madre di Nassim, nasconda il corpo del figlio e debba far
finta che tutto vada per il meglio invece che disperarsi per la disgrazia
avvenuta, comportamento comunque ben motivato dal fatto che se così non fosse
stato, sarebbe sicuramente scoppiata la guerra tra gli uomini del paese,
infatti i cristiani avrebbero incolpato
musulmani della morte del ragazzo e quella sarebbe stata la goccia che
avrebbe fatto traboccare il vaso dell’ormai troppo
pesante situazione del villaggio. Consigliamo ad ogni tipo di pubblico questo
film perché concilia significato e simpatia in un mix perfetto e comprensibile
praticamente a tutti, e comunque si può sempre guardarlo solo per passare un
paio d’ ore in allegria.