Quando devo preparare le lezioni di storia, tendo semprea perdermi un po', perchè le cose da dire e da approfondire sarebbero veramente moltissime, soprattutto per quanto riguarda la storia contemporanea, quella che trattiamo quest'anno. Infatti credo si veda anche dalle lezioni, che sforano sempre l'ora!
La settimana scorsa, quando abbiamo parlato della resistenza di Brescia ("la leonessa d'Italia") e della peste che colpì Venezia, proprio al termine della 1a guerra d'indipendenza, che la costrinse ad arrendersi agli austriaci, come al solito mi viene in mente un lontano ricordo di scuola: alle elementari la maestra ci aveva fatto
imparare a memoria una poesia (vi ricorda qualcosa?) e un mio
compagno si era "esibito" in una vera e propria declamazione stile
Vittorio Gassman (non sapete chi era??!?), alle ELEMENTARI!
La poesia in
questione trattava dell'agonia di Venezia, ma non me la ricordavo più,
così ho fatto una ricerchina e...eccola qui! Si intitola "Ode a Venezia" o "L'ultima ora di Venezia"
ed è di Arnaldo Fusinato. Inutile dire che io e i miei compagni ci
siamo sbellicati dalle risate, mentre la maestra era estasiata!
Ode a Venezia
Arnaldo Fusinato
(poeta e patriota - 1817-1889)
E' fosco l'aere, il cielo è muto,
ed io sul tacito veron seduto,
in solitaria malinconia
ti guardo e lagrimo, Venezia mia!
Fra i rotti nugoli dell'occidente
il raggio perdesi del sol morente,
e mesto sibila per l'aria bruna
l'ultimo gemito della laguna.
Passa una gondola della città.
"Ehi, dalla gondola, qual novità ?"
"Il morbo infuria, il pan ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!"
No, no, non splendere su tanti guai,
sole d'Italia, non splender mai;
e sulla veneta spenta fortuna
si eterni il gemito della laguna.
Venezia! L'ultima ora è venuta;
illustre martire, tu sei perduta...
Il morbo infuria, il pan ti manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!
Ma non le ignivome palle roventi,
nè i mille fulmini su te stridenti,
troncaro ai liberi tuoi dì lo stame...
Viva Venezia! Muore di fame!
Sulle tue pagine scolpisci, o Storia,
l'altrui nequizie e la sua gloria,
e grida ai posteri tre volte infame
chi vuol Venezia morta di fame!
Viva Venezia!
L'ira nemica la sua risuscita
virtude antica;
ma il morbo infuria, ma il pan le manca...
Sul ponte sventola bandiera bianca!
Ed ora infrangasi qui sulla pietra,
finchè è ancor libera, questa mia cetra.
A te, Venezia, l'ultimo canto,
l'ultimo bacio, l'ultimo pianto!
Ramingo ed esule in suol straniero,
vivrai, Venezia, nel mio pensiero;
vivrai nel tempio qui del mio core,
come l'imagine del primo amore.
Ma il vento sibila, ma l'onda è scura,
ma tutta in tenebre è la natura:
le corde stridono, la voce manca...
Sul ponte sventola bandiera bianca!
Wow, bella lunga come poesia :)
RispondiElimina-Lucry :)
è bellina e abbastanza lunga OMG,ce la farà imparare a memoria?o:
RispondiEliminaGrazie Merssi, mi hai dato un'idea!
RispondiEliminaMerssi... -Thomas-
RispondiEliminaOMG!! Che poesia prof!! Non c'era più corta?:)
RispondiEliminaMartina:)